Festival di Bayreuth 2010.

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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi notung il Gio Lug 29, 2010 2:12 pm

La Watson non so come farà a finire il Crepuscolo, sinceramente.
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi Berlioz il Gio Lug 29, 2010 2:15 pm

notung ha scritto:La Watson non so come farà a finire il Crepuscolo, sinceramente.


Cotta?
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi notung il Gio Lug 29, 2010 2:17 pm

Berlioz ha scritto:
notung ha scritto:La Watson non so come farà a finire il Crepuscolo, sinceramente.


Cotta?



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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi orphicus il Gio Lug 29, 2010 2:31 pm

Finalmente uno spettacolo degno del sacro colle seppur non esente da pacche. Il merito principale sicuramente nella direzione di Thielemann che non è fuori luogo definire di portata storica. Tesissima, drammatica ma mai eccessiva, sublime negli abbandoni lirici la prova offerta ieri sera dal direttore tedesca merita a buon diritto un posto fra le grandi esecuzioni dell'opera, almeno sul versante orchestrale. La grandezza di Thielemann è emersa soprattutto in quei passi meno appariscenti - come la scena di Fricka - che hanno ricevuto un rilievo eccezionale. Una grande, autentica emozione.
Il cast non era all'altezza del direttore ma nel complesso si è rivelato dignitoso. Unica eccezione la Sieglinde di Edith Haller, voce piccola sistematicamente travolta dall'orchestra. Timbro anonimo, acuti perennemente gridati, mancanza di corpo. Semplicemente una cantante non all'altezza del ruolo specie su questo palcoscenico.
Di contro grande la prove di Dohmen come Wothan. L'usura vocale è innegabile ma l'atista è immenso, l'accento giusto, con momenti di autentica commozione, il canto sempre corretto. Sfruttando al meglio l'infinita esperienza giunge in piena forma alla fine dell'opera - dove quante voci più sane della sua giungono distrutte - e l'invocazione a Loge è da pelle d'oca. Ancor più straordinario il duetto con Fricka - una Mihoko Fujimura decisamente più in palla che nel "Das Reingold".
Non male il Siegmund di Botha, forse non sempre dotato dell'impeto eroico richiesto canta comunque con proprietà, e specie nel II atto trova accenti suggestivi. Considerando il timbro chiaro di Botha e quello decisamente più baritonale di Kauffman sarebbe stato interessante uno scambio dei rispettivi ruoli. Più modesta la Brunhilde di Linda Watson mentre bravissimo Youn come Hunding.
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi marco68 il Gio Lug 29, 2010 2:59 pm

Se vi ricordate bene anche lo scorso anno la prova Thielemann fu straordinaria.
In particolare il Siegfried, nonostante la prova disastrosa del protagonista, fu salutato da tutti i critici come la giornata piu' memorabile.
Aspettiamo e sentiamo cosa succede quest'anno. Le premesse ci sono tutte.
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi scat il Ven Lug 30, 2010 12:21 pm

Chissà qual'è il rapporto tra Thielemann e il regista. Le due produzioni più celebri di Bayreuth Boulez/Chereau e Barenboim/Kupfer, epocali nello sragnatelizzare l'approccio alla "materia" wagneriana per quanto riguarda la messinscena (comprendente l'assunto di fondo -in ambedue i casi personale e cristallino e d'ampio respiro per quanto discutibile- e l'intero aspetto visivo, e infine il lavoro sui personaggi e quindi sui cantanti/attori, che nel caso di Kupfer -in queste sere mi sto riguardando in dvd la Tetralogia del 91-92- è davvero, DAVVERO impressionante e rivelatore) nascevano da un rapporto dialettico strettissimo, e il lavoro sul palco s'interfacciava brillantemente al lavoro in buca, battuta per battuta. Mi chiedo se la concertazione di Thielemann (sapientissima, esaltante in tante scene) proceda a prescindere dall'idea di base dello spettacolo e dal lavoro di Dorst. Forse è per il mesto ritorno a tale scollamento che le tante produzioni recenti lasceranno debole traccia nella lunga Vita del Ring...
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi mascherpa il Ven Lug 30, 2010 12:29 pm

scat ha scritto:Forse è per il mesto ritorno a tale scollamento che le tante produzioni recenti lasceranno debole traccia...

Non ho riportato anche il riferimento specifico al Ring perché, a mio parere, lo "scollamento" che tu osservi nel caso di esso è uno dei problemi generali dello spettacolo operistico di questi anni.
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi titurel il Ven Lug 30, 2010 12:38 pm

scat ha scritto:Chissà qual'è il rapporto tra Thielemann e il regista. Le due produzioni più celebri di Bayreuth Boulez/Chereau e Barenboim/Kupfer, epocali nello sragnatelizzare l'approccio alla "materia" wagneriana per quanto riguarda la messinscena (comprendente l'assunto di fondo -in ambedue i casi personale e cristallino e d'ampio respiro per quanto discutibile- e l'intero aspetto visivo, e infine il lavoro sui personaggi e quindi sui cantanti/attori, che nel caso di Kupfer -in queste sere mi sto riguardando in dvd la Tetralogia del 91-92- è davvero, DAVVERO impressionante e rivelatore) nascevano da un rapporto dialettico strettissimo, e il lavoro sul palco s'interfacciava brillantemente al lavoro in buca, battuta per battuta. Mi chiedo se la concertazione di Thielemann (sapientissima, esaltante in tante scene) proceda a prescindere dall'idea di base dello spettacolo e dal lavoro di Dorst. Forse è per il mesto ritorno a tale scollamento che le tante produzioni recenti lasceranno debole traccia nella lunga Vita del Ring...


le note di copertina del box della OpusArte con la registrazione del Ring del 2008 parlano a chiare lettere di storico Ring di "Thielemann", senza fare menzione della regia :nono .
E' vero che non si tratta di dvd, ma...
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi scat il Ven Lug 30, 2010 12:52 pm

mascherpa ha scritto:
scat ha scritto:Forse è per il mesto ritorno a tale scollamento che le tante produzioni recenti lasceranno debole traccia...

Non ho riportato anche il riferimento specifico al Ring perché, a mio parere, lo "scollamento" che tu osservi nel caso di esso è uno dei problemi generali dello spettacolo operistico di questi anni.

D'accordissimo. E diciamo che la sensazione forte è che il ritorno ad una messinscena "museale" dell'opera lirica sia l'auspicio di molti. Anche a leggere o ad ascoltare certe recensioni, pare di spalancare le cassapanche impolverate della cantina. E con questo (meglio specificarlo) si è ben lungi dall'esclamare "GENIO!" se un regista fa semplicemente entrare don Giovanni con la Vespa o scatena un'orgia nel convento di Poulenc. Il discorso non è limitabile alle "ideuzze" più o meno esilaranti o inutili, il discorso è generale.
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi mascherpa il Ven Lug 30, 2010 2:25 pm

scat ha scritto:...la sensazione forte è che il ritorno ad una messinscena "museale" dell'opera lirica sia l'auspicio di molti. Anche a leggere o ad ascoltare certe recensioni, pare di spalancare le cassapanche impolverate della cantina.

Verissimo. L'auspicio al ritorno "museale" non è il mio (e, se non fraintendo, nemmeno il tuo), ma mi pare indubbio che lo spettacolo operistico, con i costi notevoli che esso ha indipendentemente dalla messinscena, non possa continuare a giustificarsi come "pretesto" per finanziare il cosiddetto "teatro di regia", il quale del resto sta correndo il rischio d'annullarsi in una spirale di rimandi a ping-pong: la Vespa di donn'Elvira (o di don Giovanni, non importa), seppure in sé divertente, non era molto nuova rispetto alle mongolfiere su cui arrivava e ripartiva Dulcamara vent'anni e piú fa; e veniva anche dopo la Bugatti di don Giovanni, per tacere della sedia a rotelle, già allora non piú nuovissima nemmeno lei, su cui il medesimo finiva in quello spettacolo ronconiano-salisbughese del 1999, come anni prima gli ex-gaudenti di Mahagonny a Parigi con Vick, ecc. ecc.

All'inizio dello scorso marzo, dopo la presentazione della nuova Medea di Reimann a Vienna, i critici tedeschi hanno accolto la regia di Marco Arturo Martelli con una notevole dose di sufficienza, perché "si limitava a illustrare la vicenda", anche se senza banalità e, fortunatamente, senza mirare a un'ambientazione temporale "realistica": la regia non pretendeva di "cortocircuitarsi" con il sostrato letterario che aveva acceso l'ispirazione del musicista, né con le sue possibili "emozioni" a monte della creazione musicale.

Il "convitato di pietra" di questa "fuga in avanti", quasi unanime, della critica tedesca non ha nulla a che fare, a mio parere, con considerazioni estetiche: detta molto terra a terra, soltanto le istituzioni operistiche dispongono oggi di budget sufficienti per permettere la realizzazione di spettacoli in cui il regista possa assumere alla grande il ruolo di "creatore"; quindi, il semplice "fare diverso" può essere esempio pernicioso, mettendo in discussione un dogma funzionale al modello consolidato. Poiché lo scopo è quello di "creare" e non di riprodurre (scopo peraltro irrinunziabile poiché essenziale al teatro), diventa anche irrilevante e accidentale che s'instauri una perfetta sintonia con la vicenda drammatico-musicale (e con la resa di essa), o che la vicenda scenica si svolga in parallelo con questa, o che la contraddica palesemente. A mio parere, tutt'e tre gli esiti coesistono, ad esempio, nel Parsifal secondo Herheim attualmente in uso a Bayreuth, che vidi l'anno scorso, anche se, per fortuna, lo «scollamento», forte al prim'atto, regredisce poi fino ad annullarsi. In altre parole, mi sta benissimo che la bara di Titurel compaia in mezzo al Bundestag avvolta nella bandiera di Francoforte, in un quadro di suprema riconciliazione storica; non mi sembra nemmeno strano che le fanciulle-fiore siano trasformate in crocerossine d'un ospedale della prima guerra installato a Villa Wahnfried; ma trovo soltanto buffo, sebbene le intenzioni espressive del regista siano evidenti e la realizzazione tecnicamente ineccepibile, che il preludio dell'opera venga suonato mentre uno dei nipotini di Wagner s'aggira intorno al capezzale di Cosima rimbecillita e morente, e che poi si rappresenti una specie di flash-back (qui non m'è chiaro se ambientato nella testa di Cosima o in quella di Siegfried o magari in quella del von Wolzogen), sull'instaurarsi del "culto wagneriano" nell'età guglielmina: con una sarabanda incredibile di personaggi che pochissimo ha a che fare, sempre a mio parere, con la solitudine estrema di Gurnemanz, referente centrale (ai miei orecchi, perlomeno) di quel memorabile primo quadro.

Ho divagato, com'è facile quando s'affronta una questione generale come questa. In due parole, temo molto anch'io che il rifiuto di sottoporre a critica e a verifica i luoghi comuni registici di questi anni (aggiungo ai precedenti l'infestante must delle carte stracce...) possa portare a una reazione di tipo, appunto "museale", che finirebbe per non giustificare nemmeno piú, sempre a mio parere, l'esecuzione scenica delle opere.
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi notung il Ven Lug 30, 2010 10:05 pm

Il finale è stato una vera sofferenza...

http://amfortas.splinder.com/post/23084 ... reuth-2010
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi HenryTWizard il Ven Lug 30, 2010 10:08 pm

La direzione di Thielemann è quanto di più intenso, entusiasmante io abbia udito da anni a questa parte. Non c'è battuta che venga trascurata, non c'è frase che non abbia la grandiosa maestà d'un monumento.
Lasciando da parte l'orrido, parodistico Mime di Schmidt, il cast segue benissimo il dettato epico e tesissimo di Thielemann, a cominciare dal Wotan (Viandante) roccioso di Dohmen, maestro di fraseggio, e dal debuttante, Ryan Lance, che come Siegfried non solo supera molti terribili scogli ma riesce a reggere vittoriosamente la scena della forgiatura, staccata a un tempo maestoso dal concertatore.
Il duetto finale, forse il più difficile duetto mai composto, viene retto 'alla disperata' dalla coppia Lance- Watson, quest'ultima davvero stremata (e purtroppo spesso stonata). Consiglierei alla Watson...in bontà...di ritirarsi, almeno da Brunilde e TREMO per il Crepuscolo. Lo stesso Ryan, messo alle corde, ha iniziato ad aprire i suoni e addio...è andato quasi a picco.
Grande Grande Grande Thielemann: mi sento di ringraziarlo per queste emozioni !
GRANDE , EPICO THIELEMANN! :clap: :clap: :clap:
"...eviterei l'ascolto per Radio, farebbe solo del male."(Liuc, Falstaff a Bologna ,giugno 2007)
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi davide devoti il Ven Lug 30, 2010 10:12 pm

Meraviglioso Thielemann :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

La scena della forgiatura ed il finale davvero incredibili!!!!

Peccato le voci non all'altezza: bene Dohmen, benino Ryan (che nel finale era stremato), così così la Watson (dall'intonazione incerta), malissimo sia Schmidt (da ritiro immediato), sia Shore (ancora più afono, vociferante ed urlante).

Grande Thielemann, grande Wagner!!! :felice :love: :music:
Come uomo è appena passabile, ma come donna........ è una vera chiavica!!!!
Dal film "Invito a cena con delitto".
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi pasquale uno il Ven Lug 30, 2010 10:45 pm

davide devoti ha scritto:Meraviglioso Thielemann :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

La scena della forgiatura ed il finale davvero incredibili!!!!

Peccato le voci non all'altezza: bene Dohmen, benino Ryan (che nel finale era stremato), così così la Watson (dall'intonazione incerta), malissimo sia Schmidt (da ritiro immediato), sia Shore (ancora più afono, vociferante ed urlante).

Grande Thielemann, grande Wagner!!! :felice :love: :music:


riguardo alla Watson ormai questo ruolo che ha cantato per tante volte non lo regge più
Schmidt è stato una parodia
comunque nel complesso è stata una recita dignitosa.
Se Thielemann avesse un cast alla sua altezza verrebbe fuori una recita storica
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Re: Festival di Bayreuth 2010.

Messaggiodi Maurizio Dania il Ven Lug 30, 2010 11:47 pm

Finalmente un grande, straordinario concertatore e direttore d'orchestra ha permesso che il sinfonismo delle "giornate" wagneriane, si scrollasse la fuliggine di trascorse interpretazioni, offrendo una nuova musica: Thielemann è il suo nome. Con lui sul podio, e sotto il proscenio, dato che a Bayreuth l'orchestra non si vede, anche i Maestri sono tornati ad essere grandissimi esecutori e la compagine, una delle più importanti al mondo per questo repertorio. Manca il Gotterdammerung: nulla lascia credere che domenica qualcosa cambi. Il percorso interpretativo del maestro berlinese Christian Thielemann che è un artista intelligente oltre che musicista d´indiscusso talento, ha colto l'essenza di un problema che si trascinava da anni: egli ha capito che nel panorama dei grandi interpreti c'era un vuoto da colmare. Che dai tempi di Karajan, dalla fine degli anni Ottanta, la tradizione germanica, ma direi, quella wagneriana in particolare, si era fermata, inaridita, aveva perso lo slancio che avevano saputo donarle Furtwangler e Clemence Kraus, antesignano della concettualità sulla bellezza e limpidezza del suono ad esempio e della filosofia di Karajan. Non erano più comparsi sul podio direttori d´orchestra tedeschi in grado di prendere il posto dei grandi, anche se si era sperato in ambito non tedesco in Sinopoli, mancato troppo presto, in Gatti, che ha deluso, in Baremboin o in altri pur bravissimi che non avevano però saputo o potuto far volare le aquile germaniche. Nessuno più di Thielemann ha scritto pagine indimenticabili, già storiche. Egli ha scolpito nella storia della direzione wagneriana quella difficilissima miscela di romanticismo e di eroismo, sublimato dal pensiero pangermanico. (Anche universale: unità di popoli e di lingua, di cultura; l'essenza dell'Europa che non c'è).
Nikisch, Mahler, Furtwängler, Celibidache e Karajan: ora Thielemann che unisce questi straordinari interpreti con l'incarnazione del nuovo cantore o interprete dell'anima tedesca. Ecco la grandezza che emerge.
Come per Verdi, occorre che vi sia un direttore la cui pelle, e la cui sensibilità, nasca tra le nebbie della val Padana, tra i vini rossi di quella terra e le cantilene delle nonne contadine che sapevano far da mangiare, cucinando cibi poveri, lentamente e con infinita saggezza e pazienza, pur con altrettante numerose contraddizioni, così non c'è spirito nazionale, (non nazionalistico), se non si porta nel sangue l'odore del bosco, l'umidità del legno nella brughiera, il profumo dei fumi delle case tra i lecci, là dove gli inni erano tutti importanti, cantati senza peccato, con orgogliosa disciplina, ma anche con immenso romanticismo che strappa l'anima e lacera il cuore.
Thielemann possiede tutte le caratteristiche che lo fanno essere un grande, giovanissimo, importante ed insostituibile concertatore wagneriano. E' già la storia, quella che continua.
Sono criticate invece le voci di molti interpreti. Pochi mesi fa nel settembre del 2009 scrissi un pezzo dal titolo :" Le grandi voci di oggi" e specificavo che le grandi voci wagneriane non c'erano più. Non tutti i miei interlocutori furono d'accordo. Forse oggi, dopo questo Festival 2010, nonostante Thielemann, rivedrebbero le loro posizioni. Porto qualche esempio.
Solo il 31 luglio 1974, un Gotterdammerung presentava: Brünnhilde Gwyneth Jones, Siegfried Jean Cox, Hagen Karl Ridderbusch, Waltraute Anna Reynolds, Gutrune Eva Randova, Gunther Franz Mazura, Alberich Klaus Hirte, Erste Norn Marga Hoeffgen, Zweite Norn Anna Reynolds, Dritte Norn Marita Napier, Woglinde Yoko Kawahara, Wellgunde Ursula Rhein, Flosshilde Ilse Köhler.
Direttore: Horst Stein.
10 anni dopo gli interpreti erano: Siegfried Manfred Jung, Brünnhilde Hildegard Behrens. Gunther Franz Mazura, Gutrune Sophia Larson, Hagen Aage Haugland, Alberich Hermann Becht, Waltraute Hanna Schwarz, Woglinde Agnes Habereder, Wellgunde Jane Turner, Flosshilde Birgitta Svenden, Erste Norn Anne Gjevang, Zweite Norn Anne Wilkens, Dritte Norn Anne Evans.
Direttore: Peter Schneider
Nel 1989 c’erano sul palcoscenico Jerusalem, Anne Evans, Philip Kang, e Waltraud Meier nella parte di Waltraute, per non citare tutti. Dirigeva Baremboin.
Nel 1965, Thomas Stewart, Anja Silja, William Olvis, Josef Greindl, Herman Winkler e Lili Chookasian, cantarono il 25 luglio, l’Olandese volante.
Potrebbe apparire evidente che dal 1965 in poi, a parte qualche caso particolarmente fortunato, le voci wagneriane che c’erano, (non mi soffermo volutamente su quelle “storiche”), sono diminuite di numero; neppure sfioro Domingo e la Meier che nella Walkure, ma anche in altre occasioni, sebbene con qualche distinguo, per me hanno scritto e reinterpretato in modo straordinario alcuni eroi ed eroine del Maestro.
Non ho scritto di grandi voci o di cantanti dalla voce grande: i concetti sono diversi. In questo caso, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non è lo stesso.
Se s’intende una voce grande, anche oggi ce ne sono, ma non sempre la voce grande è una grande voce. A Bayreuth ed un poco ovunque oggi cantano delle voci grandi, in qualche caso al limite dell’urlo, ma mancano i grandi interpreti vocali. Quest'anno però c'erano anche alcuni grandi cantanti. Tecnicamente eccellenti. Dohmen e la Fujimura per esempio; Ryan Lance esordiente nella parte di Sigfried. Anche Botha. Che si possa sperare in una rinascita della scuola vocale wagneriana?
Un'ultima considerazione: nonostante quel che si crede a Bayreuth non si celebra solo un rito. Wagner è il musicista, gli interpreti sono lo strumento, il tempio voluto dall'Autore è il luogo dove c’è il dovere morale, culturale, l'esaltazione dell’etica storico-musicale e la summa "teologica" , nonostante le incomprensioni, del rapporto tra Friedrich Wilhelm Nietzsche e Wolfang Wagner, incontro nato prima che il filosofo diventasse professore universitario a Basilea. Sotto tutti i punti di vista. Sul versante vocale ripeto mancano le grandi voci wagneriane. Peccato, perchè quella del 2010 avrebbe potuto essere del Ring una delle edizioni storiche tra le prime tre di ogni tempo.
Chi non ama la musica, invecchia prima degli altri.
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