Chris Merritt, tenore storico

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Chris Merritt, tenore storico

Messaggiodi giuliagrisi il Dom Apr 22, 2007 10:08 pm

Chi non ebbe la fortuna di sentire Chris Merritt in teatro negli anni ’80-’90, non credo potrà farsi un’idea esatta assistendo all’Otello di questa estate.

La vocalità di Merritt fu tanto eccezionale quanto le difficoltà insite nelle scritture vocali delle parti che lo hanno reso famoso. Pirro come Otello, Guglielmo come Rodrigo erano rimasti tutti o in parte nelle pagine degli spartiti, immaginati più che cantati in teatro. Solo Merritt li ha saputi incarnare, assieme ad altri personaggi quali Arturo, Percy, Edgardo, Giacomo V, ridando vita…al mito del tenore antico. Già….. il mito, quello del baritenore per i più, ma in realtà anche quello del tenore contraltino, seppure praticato in misura minore, per ragioni di mercato, di presenza scenica, di concorrenza.

Non è vero che non fosse un grande tenore quando cantava le parti acutissime: ne sono prova proprio il suo Giacomo V di Londra, i suoi Puritani, le sue esibizioni concertistiche nelle arie di don Ramiro, come di Tonio. Le cantava bene, eccome, con una voce di un’ampiezza e di una penetrazione che nessuno dei suoi contemporanei aveva.

Avrebbe potuto avere una carriera diversa, e forse anche più lunga in questo repertorio, lui, che da giovane pare esibisse nei concorsi di canto una voce da tenorino, veramente “ ino”!
La contemporaneità con Blake e Matteuzzi contribuì ulteriormente a fare di lui IL baritenore deputato agli Otelli, ai Rodrigo ed ai Pirro. E poi Arnoldo. Repertorio praticato intensamente, per la straordinaria ampiezza e risonanza della voce nella gamma centrale, l’agilità di vera forza e l’eccezionalità dei suoi falsettoni sopracuti, emessi con una penetrazione ed uno spessore di suono che soltanto chi lo ha udito in teatro può immaginare.

Il canto di Chris Merritt evocava per noi qualcosa di descritto solo dalle fonti letterarie, la suggestione di un fraseggio ampio ed aulico, nobile ed eroico ma sempre metaforico, le voci ed il fraseggio di Donzelli e Nozzari. Il suo canto ha dato vita al Rossini tragico ed alla sua rielaborazione dell’epica classica, ha dato un senso alla tragedia della voce tenorile di forza ante litteram, anche nella coloratura.

L’insorgere precoce di certe stonature, frequenti nella zona del secondo passaggio, parevano trascurabili di fronte alle straordinarie ed impressionanti qualità del suo canto.
Gonfiare il centro a dismisura e praticare un repertorio pesantissimo per ragioni commerciali portò alla fine del Merritt mitico.

Non c’è bisogno oggi che chi non lo ha mai sentito mai in teatro venga a ricordarci le mancanze di Merritt, cercando di far credere che non fosse un grande cantante o che, peggio, fosse tecnicamente sprovveduto. E’ difficile pensare che tutto ciò che ha saputo farci sentire ( e che rimarrà unico per lunghissimo tempo a giudicare dal come vanno le cose ) sia stato il frutto della casualità o della sprovvedutezza tecnica……..già….in fondo, basta contare quanti hanno saputo praticare e praticano ora il suo repertorio per dedurre quanto fosse sprovveduto!
Al di là delle sue scelte personali, Merritt ci ha regalato una stagione breve ma straordinaria, e credo irripetibile. E credo che gli dobbiamo almeno l’intelligenza di riconoscere in lui un cantante di levatura storica.

Vi metto a disposizione, a suffragio di quanto penso:

- aria di Giacomo V della Donna del Lago, Londra 85;

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- concerto Vercelli 1987 : Puritani-GuglielmoTell- Foscari-Tancredi- Anna Bolena-Ugonotti, Fille du Regiment con bis;

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- aria di Don Ramiro di Cenerentola, e di Edgardo di Lucia, in concerto a Pesaro, 1988

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PS L'audio di Lucia ha un buco: mi scuso!
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Messaggiodi manrico64 il Dom Apr 22, 2007 10:24 pm

sono d'accordo quasi totalmente con il bell'omaggio a Merritt scritto da giuliagrisi; anch'io come lei penso che si sia trattato di un tenore straordinario in grado di farci immaginare come potessero essere tenori mitici quali i già citati Donzelli e Nozzari.
Su due piccole cose non sono d'accordo: non lo ricordo per avere avuto una penetrazione ed uno spessore di suono tanto elevato e le stonature che andando su repertorio a lui non congeniale, si sono accentuate, erano già presenti, seppur in misura molto minima, anche nel concerto di Vercelli del 1987.
In ogni caso è stato un grande tenore e ringrazio giuliagrisi per il ricordo.
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Messaggiodi dottorcajus il Dom Apr 22, 2007 10:43 pm

Ebbi la fortuna di sentirlo nel concerto di Modena che credo fosse di poco successivo a quello di Vercelli. Lo ho riascoltato recentemente e concordo con Manrico su le stonature che in effetti sembrano abbastanza frequenti e posso rilevare che nel Tell scaligero spesso la voce non arrivava molto bene in galleria (vidi la sera dell'inaugurazione). Nonostante ciò concordo con Grisi sulla eccezionalità di questo cantante. Non avendo frequentato Pesaro ho purtroppo perso tante occasioni per ascoltarlo ma a me basta lo choc che mi provocò la sua prestazione nella Zelmira alla Fenice di Venezia. Mi ripresi solo alcuni giorni dopo e dopo aver riascoltato infinite volte la registrazione di quella incredibile prestazione. Ricordo che mi recai a Modena spinto dalla curiosità perchè un amico, del cui giudizio mi fido ciecamente, lo aveva visto nel Benvenuto CEllini a Firenze e ne era rimasto impressionato.
Roberto
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Il mio sito web: http://www.lavoceantica.it dedicato agli ignoti cantanti lirici del passato.
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Messaggiodi Aristecmo il Dom Apr 22, 2007 11:40 pm

Si parla in un altro thread di voci teatrali: ecce vox!

Oltre al virtuosismo, al quale non sono particolarmente sensibile, c'è una cura straordinaria del fraseggio.

Ammirevole in ogni brano.
"Non temo nulla, in questi momenti, se non - è più forte di me - dover restare io senza la voce. Solo così non potrei più dare nulla agli altri, e gli altri a me". (Ettore Bastianini, luglio 1966)
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Messaggiodi paperino il Lun Apr 23, 2007 1:25 am

Concordo sul fatto che Merritt sia stato un unicum nella storia del canto del novecento; nel senso che non c'è stato nè prima, nè dopo un tenore che sia riuscito a darci (per lo meno nel periodo felice di carriera) un'idea del baritenore rossiniano. Sono più perplesso nell'accordargli la stessa rilevanza nei ruoli di tenore belliniano e donizettiano. L'ho visto più volte in Puritani a Bologna e a Firenze e delle due l'una: o sono stato sfortunato, perché l'ho beccato sempre in serataccia, oppure era la scrittura vocale che metteva molto più in rilievo del solito i problemi di intonazione e di legato in certe zone della voce. Inoltre dava segni di stanchezza, sempre più evidenti nel corso dell'opera, che non si manifestavano in quei ruoli per me a lui più congeniali; ed anche il timbro ne risentiva. Problemi molto presenti anche in Elisir visto a Parma e che è stato anche pubblicato dalla Nuova Era, nonostante la tessitura centrale. Anche il suo Pollione non mi entusiasmò, ma eravamo già negli anni novanta inoltrati ed era già iniziatata la china discendente. Comunque in certe cose un posto nella storia della vocalità se l'è meritato di certo; il suo Paolo Erisso, i suoi Pirro, Antenore, Otello, rimangono testimonianza di una vocalità particolarissima e di una tecnica forse non irreprensibile ma nemmeno trascurabile. Gli fece sicuramente difetto la capacità di autocritica (soprattutto nelle scelte di repertorio) e forse anche il rigore professionale.
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Messaggiodi PQYD il Lun Apr 23, 2007 2:37 am

Due sono le cose che mi colpiscono nel canto di Merritt così come emerge dagli ascolti proposti, ma anche da altri (non ho mai avuto la fortuna di sentirlo dal vivo): la facilità spaventosa (o meglio, l'impressione di facilità) del canto e la generosità della performance. Il belcanto, eseguito così, è davvero meraviglia, arabesco siderale, delirio dei sensi. I saggi di fine anno (lustri, precisini, professionali nel senso più deteriore) dovrebbero svolgersi nelle accademie, non nei teatri.
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Messaggiodi gigio il Lun Apr 23, 2007 2:47 am

PQYD ha scritto:Due sono le cose che mi colpiscono nel canto di Merritt così come emerge dagli ascolti proposti, ma anche da altri (non ho mai avuto la fortuna di sentirlo dal vivo): la facilità spaventosa (o meglio, l'impressione di facilità) del canto e la generosità della performance. Il belcanto, eseguito così, è davvero meraviglia, arabesco siderale, delirio dei sensi. I saggi di fine anno (lustri, precisini, professionali nel senso più deteriore) dovrebbero svolgersi nelle accademie, non nei teatri.


Quoto PQYD.
In pieno accordo !
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Messaggiodi aliosha il Lun Apr 23, 2007 8:52 am

quoto in pieno paperino aggiungendo che in bellini e donizetti lo trovo quasi"mediocre" anche nel suo periodo vocale migliore,,,quando poi volle
toccare verdi..il tracollo..... completo :(
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Messaggiodi Rossiniano il Lun Apr 23, 2007 9:19 am

Come promesso sul thread dedicato a Merritt e Studer ecco cinque interpretazioni dell'aria di Pirro cantata da Merritt in cinque esecuzioni complete dell'opera.

Pesaro - Agosto 1987
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Marid - Aprile 1988
http://rapidshare.com/files/27334188/Er ... 8.mp3.html

Napoli - Maggio 1988
http://rapidshare.com/files/27334833/Er ... 8.mp3.html

Roma - Febbraio 1991
http://rapidshare.com/files/27336025/Er ... 1.mp3.html

Buenos Aires - Novembre 1992
http://rapidshare.com/files/27325708/Er ... 2.mp3.html

A coloro i quali criticano il suo Donizetti rivolgo l'invito ad ascoltare due esecuzioni delle arie di Percy. Ascoltarle è doppiamente interessante anche per fare un confronto con recenti Percy. Anche in Donizetti e soprattutto in ruoli tipo Percy una simile facilità di canto, una simile precisione, mi spiace dirlo, non si è più sentita e credo non la sentiremo ancora per un bel pò.

Chicago 1985
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http://rapidshare.com/files/27340739/An ... u.mp3.html

Cagliari 1986
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http://rapidshare.com/files/27341971/An ... 6.mp3.html
Mi tolgan la vita
Le atroci mie pene,
Ma in queste catene
Vo' fida spirar.

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Messaggiodi giuliagrisi il Lun Apr 23, 2007 9:41 am

paperino ha scritto:Concordo sul fatto che Merritt sia stato un unicum nella storia del canto del novecento; nel senso che non c'è stato nè prima, nè dopo un tenore che sia riuscito a darci (per lo meno nel periodo felice di carriera) un'idea del baritenore rossiniano. Sono più perplesso nell'accordargli la stessa rilevanza nei ruoli di tenore belliniano e donizettiano. L'ho visto più volte in Puritani a Bologna e a Firenze e delle due l'una: o sono stato sfortunato, perché l'ho beccato sempre in serataccia, oppure era la scrittura vocale che metteva molto più in rilievo del solito i problemi di intonazione e di legato in certe zone della voce. Inoltre dava segni di stanchezza, sempre più evidenti nel corso dell'opera, che non si manifestavano in quei ruoli per me a lui più congeniali; ed anche il timbro ne risentiva. Problemi molto presenti anche in Elisir visto a Parma e che è stato anche pubblicato dalla Nuova Era, nonostante la tessitura centrale. Anche il suo Pollione non mi entusiasmò, ma eravamo già negli anni novanta inoltrati ed era già iniziatata la china discendente. Comunque in certe cose un posto nella storia della vocalità se l'è meritato di certo; il suo Paolo Erisso, i suoi Pirro, Antenore, Otello, rimangono testimonianza di una vocalità particolarissima e di una tecnica forse non irreprensibile ma nemmeno trascurabile. Gli fece sicuramente difetto la capacità di autocritica (soprattutto nelle scelte di repertorio) e forse anche il rigore professionale.


Tutto ciò che dice Paperino è assai vero.
Si parlava anche all'epoca dei difetti, talora evidentissimi, come anche della sua latitanza nello studio. Come della sconsideratezza che lo portò a prestazioni quali i Vespri scaligeri. E destava molto imbarazzo sentire un tenore così straordianario esibire difetti tanto macroscopici.
Devo dire che il pubblico dell'epoca, certo più attento e meno sordo di quello presente nell'udire i difetti deisuoi beniamini, gli tributò la gloria quando era meritata ma anche i fischi. E sonori!


Però mi piacerebbe che Paperino applicasse questi stessi metri di giudizio anche a cantanti presenti, di caratura assai inferiore ( penso allo scandaloso Devereux bergamasco della Theodossiou.....), verso i quali sembra proprio mancargli la stessa obbiettività e cpacità di giudizio.
E dire che andiamo sentendo ben di peggio di quanto ascoltavamo 15 20 anni fa!
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Messaggiodi HenryTWizard il Lun Apr 23, 2007 9:47 am

Concordo esattamente col post di Danilo.

Può essere definito "storico un tenore sperimentale? Non so.

Credo che Merritt abbia sacrificato gran parte della sua longevità e integrità vocale sull'altare di una assurda utopìa: ri-creare le mirabilie (vere o presunte) di taluni primi interpreti rossiniani e non. A qual pro? Per la gloria effimera del Festival di Pesaro? Per le ri-esumazioni?
Se Merritt avesse salvaguardato con più attenzione e TECNICA le sue notevoli doti vocali, non avrebbe fatto le figuracce che sappiamo in Vespri e Trovatore (per tacere di altro). Un tenore completo e di solida tecnica può e deve cantare tutto con la sua voce e con emissione regolare, non con stramberìe che poi diventano "precoci declini".

Di solito si assegna a Mascagni e ai Veristi il compito (e l'onere) di demolire le vocalità dei tenori. Con Merritt, colmo dei colmi, ci avrebbe pensato addirittura Rossini!!! Non credo che il grande pesarese ne sia felice, dalla sua nuvoletta.
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Messaggiodi paperino il Lun Apr 23, 2007 10:03 am

giuliagrisi ha scritto:Però mi piacerebbe che Paperino applicasse questi stessi metri di giudizio anche a cantanti presenti, di caratura assai inferiore ( penso allo scandaloso Devereux bergamasco della Theodossiou.....), verso i quali sembra proprio mancargli la stessa obbiettività e cpacità di giudizio.
E dire che andiamo sentendo ben di peggio di quanto ascoltavamo 15 20 anni fa!


Io applico gli stessi metri di giudizio e se si è sentito i Puritani di Bologna e Firenze (in ogni caso ci sono le registrazioni) non si può negare che prove come quella della Theodossiou nel Devereux siano solo rose e fiori. Io non amo i giudizi perentori, ma, se la devo dire tutta, quelle recite furono abbastanza disastrose. Forse del passato si tende a ricordare solo le cose belle.
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Messaggiodi PQYD il Lun Apr 23, 2007 10:15 am

HenryTheWizard-I2Foscari ha scritto:Di solito si assegna a Mascagni e ai Veristi il compito (e l'onere) di demolire le vocalità dei tenori. Con Merritt, colmo dei colmi, ci avrebbe pensato addirittura Rossini!!!


Peccato che spesso basti Massenet a compiere siffatta opera (non certo ardua, nella maggior parte dei casi, vista la scarsa materia da demolire)...

E comunque mi sembra significativo che, volendo riprendere Otello, Pesaro non trovi altro rimedio che richiamare in servizio Merritt.
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Messaggiodi Aristecmo il Lun Apr 23, 2007 10:19 am

HenryTheWizard-I2Foscari ha scritto:Se Merritt avesse salvaguardato con più attenzione e TECNICA le sue notevoli doti vocali, non avrebbe fatto le figuracce che sappiamo in Vespri e Trovatore (per tacere di altro). Un tenore completo e di solida tecnica può e deve cantare tutto con la sua voce e con emissione regolare, non con stramberìe che poi diventano "precoci declini".


Personalmente trovo Merritt tecnicamente a suo agio in tessiture centrali, ove l'acuto sia occasionale e meglio ancora affrontato con voce mista.

Nei brani da tenore acuto (Percy, Arturo, Tonio) la perentorietà, la franchezza di emissione sul passaggio fino al La-Si bemolle sicuramente lo collocano al di sopra dei tenorini che siamo abituati ad ascoltare, ma molti suoi sovracuti (con larga consonanza di petto) mi paiono tirati alla brava e di color assai bianco. Io cercherei proprio nella frequentazione di un repertorio troppo acuto una delle cause principali del declino.
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Messaggiodi giuliagrisi il Lun Apr 23, 2007 10:23 am

HenryTheWizard-I2Foscari ha scritto:
Concordo esattamente col post di Danilo.

Può essere definito "storico un tenore sperimentale? Non so.


Definire SPERIMENTALE Merritt è cattivo uso della lingua italiana.
Lo definirei raro, unico, perchè espressione di una vocalità rarissima, difficile, per la quale occorre forse ritornare agli Slezak di inizi novecento per ritrovarne gli antenati discografici, che però non praticavano Rossini, in quanto autore fuori repertorio.
Anche la storia dell'evolzione del repertorio ha condizionato la presenza di date tipologe di tenore: Bergonzi all'epoca di Rossini che sarebbe stato se non un baritenore?
Perciò l'ANOMALIA della voclità di Merritt è frutto anche della ripresa di un repertorio dopo una pausa lunghissima di silenzio.
In fondo, abbiamo mai sentito veramente il soprano Colbran prima e dopo l'Armida di Ma ria Callas ?

Credo che Merritt abbia sacrificato gran parte della sua longevità e integrità vocale sull'altare di una assurda utopìa: ri-creare le mirabilie (vere o presunte) di taluni primi interpreti rossiniani e non. A qual pro? Per la gloria effimera del Festival di Pesaro? Per le ri-esumazioni?
Se Merritt avesse salvaguardato con più attenzione e TECNICA le sue notevoli doti vocali, non avrebbe fatto le figuracce che sappiamo in Vespri e Trovatore (per tacere di altro). Un tenore completo e di solida tecnica può e deve cantare tutto con la sua voce e con emissione regolare, non con stramberìe che poi diventano "precoci declini
".

No Enrico, non è stato il repertorio ma l'aver sbilanciato la voce sul centro in modo imprudente. Poi le scelte di repertorio da star system. Confronta i suoi Rodrigo di Donna del Lago ed apprezzerai l'allargamento della voce con l'andare del tempo....
Comunque abbiamo sentito dopo la qualità dei baritenori venuti successivamente, e la apprezzeremo nuovamente questa estate! Speriamo di sentire anche su di loro opportune valutazioni tecniche e stilistiche come strumentalmente di pretende di fare ora su Merritt!

Quanto ai tenori solidi che oggi praticano Rossini che possono e cantano tutto il repertorio come sostieni tu......ma chi sono? Chi sono, perchè non li conosco?
Attenzione, perchè questo argomento finisce per tagliare proprio quelli che lo impugnano ed i loro beniamini......

Cmq resta il fatto che negli anni di Merritt Rossini non si praticava fortunatamente solo a Pesaro, ma in tutto il mondo, e che le riesumazioni da festival ( che ci hanno regalato uno dei più straordinari e geniali compositori della storia della musica, ricordalo! ) ebbero un senso perchè riproposte in giro per il mondo.
Lo specialismo del festival, in raltà, era lo specialismo delle carriere nel mondo.
L'Otello non lo si cantò solo a Pesaro, ma anche a Bruxelles, Chicago, Nizza....tanto per esemplificare.
E non c'è la maggior parte del Rossini tragico se non c'è, a fianco del tenore contraltino, il baritenore.

Mi piace anche osservare come la critica italiana ancora non abbia assunto con chiarezza la grandezza del Rossini tragico, autore degno di Mozart e Beethoven, e viene qui a sminuirne la grandezza e a dirci he non c'è motivo di cantarlo!!
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